venerdì 8 settembre 2017

No e sempre no ai cani di moda

Che le due razze siano in piena e forte ascesa ormai si è ravvisato da tempo e che questo non sia auspicio di conseguenze positive anche.
Abbiamo davanti agli occhi diversi esempi di razze rovinate geneticamente ed esteticamente per effetto delle tendenze del momento e l’idea che anche il Corgi possa subire simili mutamenti francamente mi terrorizza. 

Mi terrorizzano e pietrificano anche la quantità di messaggi che pervengono giornalmente alla nostra casella di posta elettronica con domande più o meno insulse, tanto che alla maggior parte rispondiamo, cercando di essere cortesi (e a volte è davvero faticoso!), in modo stringato ed evasivo con nessuna intenzione di affidare i nostri piccoli a persone tanto superficiali.
Allo stesso modo non riceviamo in visita persone che non abbiano già le idee chiare.

Perché spesso si pensa a un allevamento come a una struttura a se stante dove si trovano più o meno cani da vedere a giorni e orari fissi come in un negozio. Il nostro non è di questo tipo, i nostri pelosi vivono con noi e le persone che vogliono conoscerli visitano la nostra casa. Ecco, sono francamente stanca di ricevere nella mia casa, nella mia intimità chi molto spesso sta solo facendo il classico giro domenicale a vedere cuccioli anziché andare al Centro Commerciale e nel nostro caso visto che abitiamo vicino al mare dopo aver fatto la canonica passeggiata in spiaggia oppure, se è estate, dopo una giornata trascorsa ad abbronzarsi e li vedi arrivare paonazzi, in costume e ciabatte infradito!

Molte volte non sanno nemmeno la differenza tra il Cardigan e il Pembroke e sembra che uno valga l’altro purché sia Corgi, sicuramente con una leggera preferenza per “quelli arancioni”. Per carità, saranno anche affini, ma hanno pur sempre delle differenze, delle peculiarità, delle caratteristiche che li diversificano e che dovrebbero essere più che sufficienti per far riflettere su quale potrebbe essere dei due un futuro compagno di vita. Bè, fa niente, è lo stesso, sono inezie… ma siamo impazziti?!?!? Un’approssimazione, un pressapochismo inaccettabile se pensiamo che stiamo pianificando il destino dei nostri piccoli.
E dopo anni di campagne contro l’abbandono dove è stato sottolineato fino alla nausea di non regalare cuccioli in occasione del Natale, compleanno ecc., ecco ora proliferare, anche per le nostre razze, richieste di questo tipo e quando si tenta di spiegare perché non è positivo

scegliere un cane per interposta persona per poi regalarlo magari all’insaputa dell’interessato che probabilmente lo avrà visto in qualche film o cartone e avrà espresso ad alta voce  il classico desiderio di averne uno uguale ma allo stesso modo di chissà quanti altri “oggetti”, a quel punto sparisce tutta la giovialità espressa inizialmente e neppure ringraziano per i consigli regalati, comunque convinti che la loro altruistica idea di regalare un cane sia sempre la migliore!
Ma d’altra parte come si può reagire positivamente se la maggior parte delle richieste verte sulla disponibilità immediata del cucciolo e del costo. Dovrebbe essere chiaro e compreso che i nostri piccoli non sono merce esposta in un negozio, che il lavoro che facciamo dalla nascita fino al momento di separarcene è faticoso ma soprattutto colmo di amore per questi piccoli esseri pelosi e il nostro intento, speranza e volontà è quello di  trovare nel mondo la loro bipede anima gemella. Un bipede che li stia attendendo con trepidazione e non veda l’ora di colmare d’amore la propria vita e quella del suo futuro fedele amico quattro-zampe-corte.   
Lo scorso anno avevo scritto un post che già ravvisava un cambiamento nell’approccio delle persone all’acquisto di un Corgi ma a distanza di pochi mesi la situazione è sostanzialmente cambiata e le richieste di questo tipo non si contano. Che poi aldilà della richiesta si tratta anche di persone molte volte maleducate perché qualsiasi risposta diamo non si soffermano un minuto per ringraziare e presuntuose perché, quando si cerca di spiegare la motivazione di un diniego o una richiesta di ulteriori informazioni per cercare di capire le persone che ci troviamo di fronte, reagiscono offesi a morte come se li avessimo accusati di chissà quale gravissimo reato. Persone che non hanno mai avuto cani e sono convinti di sapere quale tipo di soggetto è meglio per loro. Persone che hanno avuto cani e nonostante tu spieghi che il Corgi non è un cane come gli altri se ne fregano e sono convinti di saperne di più di chiunque altro. Persone con figli poco educati che vorrebbero lasciare i miei preziosissimi fagottini pelosi in balia di mostruosi piccoli bipedi perché tanto “sono bambini”. Persone a cui piacciono molto ma li lascerebbero in giardino perché in casa sporcano.

Ecco, a tutte queste e altre che sicuramente ho dimenticato di citare vorrei dire di lasciar perdere, di rivolgersi altrove, di dimenticarsi della nostra esistenza e possibilmente anche di quella dei Corgi in generale perché persone così non giovano alla razza, a questa razza che per essere preservata e migliorata necessita di amore, conoscenza e perseveranza come è stato fatto finora.

giovedì 23 marzo 2017

Prima volta cuccioli...

Ricordo con chiarezza i periodi delle nostre prime cucciolate, quando avevamo già ben chiara l’idea di voler diventare allevatori di Corgi, questa meravigliosa razza che tanto ci aveva colpito e coinvolto. Non è stato così semplice iniziare perché le persone a cui chiedere consigli erano ben lontane da noi e non essendoci internet con cui usare agevolmente smartphone o pc, ogni piccola informazione di cui avevamo bisogno doveva assolutamente passare attraverso le lunghe attese delle lettere postali, le cui risposte, come si può ben si può capire, arrivavano puntualmente a problema risolto, nel bene o nel male. L’uso del telefono era impensabile, poiché presupponeva una conoscenza della lingua che nessuno di noi due possedeva.
Il nostro mentore, la persona che ci ha guidati e formati subendo con pazienza le migliaia di domande che dei giovani ragazzi voraci di informazioni le sottoponevamo è stata davvero per noi una grande guida. Inglese, allevatrice e giudice ci ha sempre consigliato senza imporre le sue idee ma motivandole sempre, come sempre andrebbe fatto per non risultare prevaricanti o per non sortire come con i figli un effetto contrario a quanto viene trasmesso loro come verità assoluta. I nostri primi Corgi sono arrivati dall’allevamento inglese “Shallianne” di Sheila Burgess e come dei bravi allievi cercavamo di seguire tutte le indicazioni che ci dava. Cosa non sempre facile, perché si trattava non solo di tradurre una lingua, ma tutto un mondo cinofilo che non trovava termini di riferimento dalle nostre parti. Giangi divorava ogni tipo di pubblicazione disponibile ovviamente in lingua
inglese, poiché in italiano sui Corgi nulla è mai stato scritto, cercando di dare una risposta ai mille quesiti che febbrilmente si formavano nella sua mente dal momento in cui aveva deciso che quei buffi ma straordinari pelosi avrebbero fatto parte della sua vita per sempre. Non posso dire che sia sempre stato facile ma con buona volontà, tanto rispetto per il nostri Corgini e consigli utili di cui far tesoro abbiamo imparato a essere ciò che siamo.
Ecco, questa è la premessa per iniziare a parlare di un argomento che mi sembra importante in questo momento, un momento in cui in Italia i Corgi sono molti e soprattutto destinati ad aumentare numericamente, senza sapere però se sociologicamente e caninamente parlando, a livello cinofilo, questo fenomeno possa essere definito un fattore positivo o meno.

L’evento chiave si realizza nel momento in cui nella mente del felicissimo proprietario di una Corgina si fa strada il desiderio di riprodurre tanta gioia. Sentimento più che lodevole, però siamo certi che questo sia davvero tutto ciò che serve, insieme alle amorevoli cure per i futuri cuccioli, per “ricreare” esattamente quella piccola gioia a 4 zampe che riempie di vita le vostre giornate? Allevare una cucciolata, scegliere (o non scegliere) i riproduttori, significa sostituirsi a Madre Natura. Madre Natura non sceglie a caso, seleziona il migliore secondo regole precise, alcune delle quali a noi note, altre ancora oggetto di studio, scientifico e filosofico. Comprenderlo appieno ci è forse impossibile, però oggi abbiamo appunto dati precisi che consentono di orientarci sempre con maggiore coscienza verso un allevamento il più possibile consapevole. Si tratta quindi di coscienza etica e di conoscenza, che ne nasce come evidente esigenza. D’altro canto è assai noto nel mondo della cinofilia come nel corso degli anni le
mode legate alle varie razze e il seguente fiorire di cucciolate “casalinghe” e meno curate sul piano della selezione dei riproduttori ne abbiano sempre puntualmente determinato il decadimento sia sul piano morfologico che su quello della salute.
Che fare dunque, se abbiamo voglia di far riprodurre i nostri soggetti e siamo alla nostra prima esperienza e non vogliamo contribuire al decadimento della razza? Come districarsi dunque in questo mondo, tra le mille difficoltà che si incontrano quando si decide di fare una cucciolata con la principessa di casa oppure si è all’inizio di quella che potrebbe essere una futura attività di allevamento? Non possiamo pretendere una conoscenza approfondita a priori: per quella servono anni, passione, costanza perché soprattutto non si finisce mai di imparare. Occorre una guida, un mentore, qualcuno che abbia la conoscenza e il desiderio di condividerla. Questa figura chiaramente dovrebbe essere quella del vostro allevatore, perché ritengo che questo sia uno degli aspetti fondamentali che comporta l’etica di allevare, occuparsi e seguire, aiutare a tracciare la strada di chi ha desiderio di dare il proprio contributo.

Ci sono sicuramente moltissime cose da sapere sia sul piano della pratica che su quello della burocrazia. Non è tutto semplice come sembra e spesso il neofita tende a sottovalutare la realtà di molte problematiche, poiché ne ignora l’esistenza. Tutto inizia dalla scelta del riproduttore, del “marito”, scelta che va effettuata su basi morfologiche, ma anche sulla base di quelle che sono le eventuali certezze sullo stato del suo DNA (come vedremo dopo). Vi sono difficoltà che insorgono durante la gestazione o il parto, vi è infine l’aspetto legislativo e documentale, satollo della burocrazia che in Italia non manca mai, che ti vuole diviso tra denunce di nascita presso enci e asl secondo tempistiche scandite e ovviamente, sempre diverse per i medesimi motivi. Serve iscrivere i nuovi nati presso l’Asl, ma occorre ripetere il tutto presso l’enci per ottenere il pedigree. Diversamente dal concetto più diffuso di pedigree, non si ratta di una carta che nobilita il cane, non è qualcosa che dice che è bello, che è “puro”.
E’ semplicemente la sua carta d’identità. Costa solo 25 euro ma è un pezzo di carta importantissimo perché racconta il vostro peloso, vi dice chi sono i suoi genitori e i progenitori, ne riporta i titoli e i riconoscimenti ottenuti, in alcuni casi anche indicazioni relative a controlli sanitari. Solo che occorre saperlo “leggere”, non solo per quanto riguarda la decodifica delle sigle (!!!!), ma soprattutto perché serve qualcuno che sappia dare un volto a quei nomi, che ne ricordi la morfologia, che conosca ciò che hanno passato negli anni alla loro prole, nel bene e nel male, che sappia integrare con la conoscenza e il ricordo le informazioni del pedigree.
La conoscenza è sempre una grande alleata nelle imprese che si intendono intraprendere! E la conoscenza approfondita del pedigree è il punto di partenza per capire la direzione in cui andare se si intende iniziare ad allevare con cognizione di causa. Purtroppo le azioni fatte inconsapevolmente non portano sempre buoni risultati e nel voler produrre una cucciolata non ci si può affidare alla sorte sperando vada bene. Non ci si può fidare soltanto di quel che
si vede, perché un patrimonio genetico è costituito da caratteristiche dominanti (e quelle si vedono) e una infinità di recessive, che rimangono nascoste nel dna per generazioni sino a che non ne incontrano un’altra di uguale: allora scatta il problema. Sta in “quel che non si vede” la difficoltà dell’allevamento, la necessità dello studio della trasmissione dei caratteri ereditari, delle quattro leggi di Mendel. Ed è proprio la mancata conoscenza della trasmissione delle patologie recessive che, immancabilmente, finisce per determinare l’insorgenza di quelle patologie che poi vengono identificate come “di una determinata razza”. Patologie recessive che condividono con tutte gli altri canini (meticci inclusi), ma che ripetuti incroci scellerati hanno diffuso in maniera esagerata senza che nessuno se ne accorgesse.
Un tempo, mancando molti supporti scientifici il sapere degli allevatori era l’unica fonte a cui attingere per cercare di conoscere il proprio soggetto il più a fondo possibile. Oggi invece per fortuna sono disponibili i test genetici per le varie malattie geneticamente trasmissibili e con una modica spesa, un po’ di pazienza e in maniera del tutto indolore per i nostri quattro zampe si riescono a definire i loro profili genetici almeno in parte e relativamente ad alcune patologie. Avere in mano il risultato di un test genetico però non è tutto, perché bisogna saperne fare un buon uso, bisogna cioè anche qui essere in grado di interpretarlo, metterlo in relazione e compararlo con il patrimonio genetico del peloso che sceglieremo come marito o moglie per il nostro Corgi.
 E ancora una volta torna utile la figura dell’allevatore, colui che vi ha affidato il vostro beniamino. Lui dovrebbe essere depositario di quelle conoscenze che ci servono. Da quelle riportate nel pedigree più o meno chiaramente a quelle genetiche. E’ la persona che sicuramente meglio di tutti conosce la genealogia e le linee di sangue del vostro peloso e vi potrà consigliare al meglio sul riproduttore da scegliere. Sarà anche colui che potrà seguirvi durante la gravidanza della vostra Corgina dissipando strada facendo dubbi e paure su possibili intoppi di percorso e vi aiuterà ad arrivare al fatidico momento preparati al meglio e già con un sacco di consigli per ogni evenienza.

E poi ancora durante la crescita e lo svezzamento dei piccoli, insomma tutti quegli step che sono importanti affinché un cucciolo cresca sano ed equilibrato, pronto per affrontare la bellissima vita futura che lo attende. Sollevandovi quindi il più possibile dagli oneri che sorgono per mancata pratica e lasciandovi liberi di godere appieno della gioia incredibile che reca in casa la nascita di una cucciolata. Gioia immensa, perché la soddisfazione di aver dato il proprio fondamentale contributo alla nascita di piccoli pelosi è davvero impagabile, così come sedersi in mezzo a loro mentre muovono i primi passi, seguirne la crescita. Ma tutto questo non dev’essere l’unico motore che spinge ad affrontare un’impresa di questo tipo perché non è che un elemento, uno dei tanti aspetti che compone quella infinita meraviglia che è una nascita.



lunedì 16 gennaio 2017

Capobranco... il Corgi come il Lupo

Al tempo in cui mi accostai per la prima volta al mondo dei lupi mi parlarono di un leader: “il branco di lupi ha un capo” si diceva, “il branco segue rigide gerarchie!” L'immagine che quindi si formò nella mia fantasia ricalcava molto il mondo di Akela di Kipling, che guardava il suo branco dall'alto della rupe e in realtà quello che poi si trovava scritto nei libri non si discostava molto dalla lettura cartoonistica che ne avrebbe offerto anche Walt Disney qualche anno dopo.

Poi, negli anni, aumentò l'interesse da parte degli studiosi e, grazie all'evoluzione tecnologica che consentiva osservazioni sempre più accurate, unita alla reintroduzione del lupo in vaste aree del pianeta, ci accorgemmo che le cose relativamente alla leadership del branco non sempre andavano come avrebbe voluto il disegno che avevamo in mente di “rigida” gerarchia. Sicché qualcuno iniziò a dimenticarsi il “rigida”, mentre qualcun altro andava osservando che, orrore degli orrori, si osservavano branchi che durante gli spostamenti e la caccia seguivano una femmina! Tutto questo con buona pace dei maschi bipedi, siano essi pure scienziati, che riescono ad estendere la propria necessità “machista” a tutte le specie viventi sul pianeta... e non avevano mai messo in dubbio il tipo di attributi che doveva possedere l'Akela di turno.
Non è stata però una mediazione di tipo politicheggiante, tesa ad accontentare entrambe le fazioni (in questo caso, sessi) in campo a fornire la reale risposta a tutto questo, perché ben presto si capì che in realtà vi era una coppia dominante all'interno del branco, che si aiutava e intercambiava nel guidare gli altri e che, soprattutto, si riproduceva.
Ancora una volta non era la visione più corretta, anche se in questo caso non possiamo onestamente parlare di estensione di retaggi maschilisti o altro da parte degli osservatori. Il problema infatti era semplicemente causato dal fatto che i gruppi che riuscivamo a osservare erano ancora comunque, dopo anni di persecuzioni, abbattimenti delle prede naturali e impoverimento dell'habitat naturale da parte dell'uomo, numericamente
esigui, a differenza di quelli odierni che si sono sviluppati notevolmente grazie appunto agli anni di lavoro di reintroduzione e tutela negli ambienti naturali dove ormai si era quasi o del tutto estinto. L'osservazione di questi gruppi estesi ci ha consentito di studiare in maniera decisamente più approfondita la complessa socialità del lupo, che ancora oggi non smette di stupirci, soprattutto per quel che riguarda i rapporti sociali tra i vari elementi che compongono il branco. Ed è così che anche l'immagine della coppia dominate ha iniziato a vacillare, per aprirsi verso un concetto nuovo di “gruppo dominante” che al suo interno ha dei precisi punti di riferimento (i vecchi “capi”) ai quali spetta l'onere di collettare l'esigenza del gruppo e quindi guidarlo laddove sia più opportuno.
Che, attenzione, si è osservato , non è sempre ciò che desiderano fare coloro che, diciamo, “guidano” il gruppo. Insomma, un bel cambiamento rispetto all'immagine anni 60 del capobranco, stereotipato nella sua forza predominante e caratteristiche simil-ducesche che guidava la vita dei gregari grazie alla forza con piglio impositivo e volitivo, pena la sottomissione tramite lotta. Il capo dei lupi, così come lo si è riuscito a conoscere oggi è più che altro colui che ha la prima e ultima parola, ma che nel pronunciarla si attiene a quelle che sono le esigenze del gruppo, che gli vengono comunicate dagli altri e sancite dal suo gruppo di “fidati” anche di fronte a nuove situazioni. E' quindi colui il quale ha la capacità di interpretare le esigenze di tutti e, valutando la situazione, proporre la risposta migliore, quella cioè che accontenta il branco, che risponde alle esigenze del branco.
Tutto questo ovviamente con il prezioso ausilio della sua cerchia più stretta e del suo compagno o compagna in primis e naturalmente quando non si parla di caccia in senso stretto, unico momento in cui inequivocabilmente con sguardi e movimenti il leader guida il branco a stringere sulla preda. Escludendo questo ultimo caso, si osserva un comportamento dove nell'80% delle volte il leader sembra “accontentare” le esigenze del branco, riservandosi il ruolo di primo assoluto (o primi..) solo nelle situazioni chiave: il momento in cui si accede al cibo (mangia per primo), quello in cui ci si sposta (cammina davanti a tutti), i luoghi che occupa (si siede o sdraia su luoghi più elevati rispetto agli altri e ha una tana tutta sua).


Fermiamoci qui e mettiamo vicino a queste ultime informazioni e percentuali la nostra conoscenza, la quale ci dice che il Corgi è la razza che raggiunge l'età mentale più evoluta, ovvero la più adulta: in altre parole è quasi un lupo adulto, che conosce le regole del branco dei lupi (non più quelle della cucciolata del branco) e vi si attiene. Non vi è traccia nella sua mente del mondo dei cuccioli, non vi sono mamme e fratelli... ci sono altri elementi del branco con cui relazionarsi.

E ancora, fermiamoci qui, sull'immagine del lupo che guarda il capo volgendo la testa e mantenendo il corpo perpendicolare per informarlo che in quella determinata situazione preferirebbe un'altra soluzione. Fermiamoci qui perché non importa se a parole non avete capito il movimento, basta solo che pensiate a come si posiziona e vi guarda il vostro Corgi quando lo richiamate da una situazione che lo attrae... quando magari non ha voglia di rientrare a casa e preferisce starsene fuori a girare in giardino. Guardiamo però anche a quell'80% delle volte in cui il leader “accontenta” i gregari... non assomiglia al ritorno del vostro cane quando lo chiamate? 8 volte su 10 torna, vero? Magari bisogna insistere per le altre due, che riguardano sicuramente situazioni importanti come altri cani con cui giocare o qualche porcheria da raccattare, vero? 

E si fionda sui divani (ricordate i luoghi elevati?) o ci prova, oppure tira al guinzaglio (il capo non può proprio stare dietro quando si esce in perlustrazione!) oppure fa il difficile con la pappa, mangiando solo quando voi gli state vicino o solo dopo che avete aggiunto determinate cose al cibo? Quanti “ahimè sì” vi ho strappato? Più ne avete trovati, più potete star certi di chi sia tra i vostri famigliari quello convinto di comandare. Ma in questo caso non serve preoccuparsi. Come ormai abbiamo capito si tratta di dittatori.... molto democratici!

giovedì 3 novembre 2016

Luoghi ameni, persone speciali, quadrupedi e pelosi...

Non ero sicura di voler partire per questa, seppur breve, vacanza. Breve perché quando gli animali sono parte fondamentale della tua vita non ti consentono, nel bene e nel male, di staccarti da loro per periodi prolungati. Insicura perché la festività che lega questo “ponte” non è tra le mie preferite, perlomeno non per concedermi di essere spensierata come una vacanza richiede. Evoca senza possibilità di scampo le dolorose perdite che ognuno di noi, in misura diversa, ha inevitabilmente subito e alle mie quest'anno, anzi pochi giorni fa, si è aggiunta quella di una mia cugina, quasi mia coetanea, con la quale avevo un profondo legame d'affetto creatosi, per vicissitudini familiari, quando eravamo bambine, ma che si era sempre mantenuto tale nonostante, come spesso accade, non riuscissimo o non avessimo occasione di frequentarci come avremmo voluto.
Inoltre in questa vacanza non avrebbero potuto accompagnarci i pelosi prescelti di turno a causa di una presunta epidemia di Parvovirus che sembra dilagare in alcune regioni del centro Italia tra cui la Toscana, prima meta del nostro piccolo viaggio.
Premesso tutto questo avevamo però davvero bisogno di staccare qualche giorno e vabbè, con questo stato d'animo non proprio propenso allo svago siamo comunque partiti.
Le condizioni atmosferiche perfette ci hanno messo molto presto di buon umore e l'idea di rivedere cari amici ci ha dato la spinta che ci serviva per entrare in quel clima rilassato tipico e necessario di quando non hai nulla di cui preoccuparti se non cosa fare di te stesso in quel preciso istante.

La nostra prima metà è stata la Toscana, terra che tutti amiamo perché è impossibile non sentire senza farsi coinvolgere tutta la sua energia, quella tipica atmosfera a metà tra il mistico e lo spirituale che avvolge ogni cosa: le persone prima di tutto, il paesaggio naturale ma anche urbano, il cibo con i suoi colori e sapori. Ed è proprio nel locale di una caro amico che abbiamo concluso la nostra prima serata. Claudio, del Cenacolo Culturale Kansar a Pietrasanta (Lu), ha cucinato per noi un Caciucco da fine del mondo che assieme alla familiarità e al buon vino ha dato alla nostra serata un senso speciale. Non so come definire questo sentimento... ma rivedere amici,
consolidare rapporti sociali che ti facciano capire quanto sia importante la stima per le persone e quanto siano ancora importanti la condivisione delle idee, il confronto del malessere esistenziale di questo momento storico, e alla fine la consapevolezza che comunque esserci e parlarne ci fa avere fiducia in un domani migliore, in una ulteriore possibilità che ci veda magari anche eroi agli occhi dei nostri figli, capaci insomma di regalargli un futuro, non so se migliore, non so nemmeno se positivo ma comunque un futuro che già mi sembra una gran cosa, ecco tutto questo, forse, semplicemente ti fa sentire parte di qualcosa... grande, piccolo, speciale o insignificante non so ma comunque qualcosa.

Con questo bel fagotto di positività e una notevole scorta di buonissimo olio d'oliva ci siamo diretti in Liguria dove abbiamo soggiornato alla Locanda Barbin di Ne (Ge). I titolari sono Giovanna e Simone, cari amici, che per ovvi motivi di lontananza non vedevamo da nove anni e cioè dal giorno in cui gli affidammo uno dei nostri piccoli, il pelosone Ringo. Ecco, anche loro sono una delle belle “storie” che accompagnano la nostra vita e quello che facciamo. Persone semplici e speciali che hanno dato moltissimo amore al nostro piccolo ma anche ad altri Corgi e ora anche a Penny una meticcia invadente e petulante che però è impossibile non definirla simpatica!
Rivedere i nostri Corgi è sempre commovente e a me piace immensamente perché è come riprendere in mano un puzzle del quale, pur avendo tasselli importanti, ne mancavano alcuni per renderlo completo. Lui è sempre uguale, come lo ricordavamo, un peloso tranquillo, sereno e con una sensibilità straordinaria per i suoi simili e per i bimbi ai quali si avvicina con infinita pazienza nella speranza, come avviene il più delle volte, che dalle loro manine cada qualche avanzo di prelibatezza.  Con i nostri amici e i loro due pelosi, Ringo e Penny abbiamo trascorso una giornata bellissima nel Parco dell'Aveto e precisamente al Lago di Giacopiane. I paesaggi mozzafiato che dall'alto delle piane facevano arrivare la nostra vista fino al mare sono stati una cosa indescrivibile e l'appostamento per riuscire a vedere i branchi di cavalli selvatici che popolano ormai da anni la zona hanno completato la magia di quella giornata. Insomma, mi sentivo davvero intontita da tanta bellezza e ho passato davvero molto tempo a contemplare tutto ciò nel tentativo fare scorta di visioni rigeneranti per l'anima.

Amo molto viaggiare ma mi piace trovare sempre una motivazione a ciò che faccio, è quasi una necessità per non sentirmi inutile nell’universale complessità delle cose.

Quando posso visitare luoghi ameni e bellissimi, rivedere persone care, conoscerne di nuove e naturalmente avere vicino sempre qualche peloso da strapazzare per me si completa un cerchio esistenziale e riesco a dare un senso alla mia vita in quel preciso momento. Con questa sensazione meravigliosa siamo ritornati al caos della nostra famiglia pronti a riprendere le fila della nostra vita quotidiana accompagnata in ogni momento dai nostri amatissimi Corgini.

martedì 6 settembre 2016

Ferragosto... washing day a Corgilandia!

Capita di alzarsi la mattina e sentirsi addosso energie per ribaltare il mondo! No???

Bè, il giorno di Ferragosto, ho pensato fosse il giorno giusto per lavare qualche peloso... "giusto uno o due al massimo", ho detto a Giangi a colazione nei nostri discorsi mattutini. E dovevo capirlo dal suo sguardo disperato che non mi credeva per nulla, anzi, lo sapevo benissimo ma fingevo di no. Lui già sapeva che l'idea di lavare un cane avrebbe avuto un effetto domino su tutto ciò che quel giorno si fosse messo sulla mia strada.
Sono partita con buonissimi propositi e anche la mia vocina interiore continuava a ripetere: "non ti devi stancare, non puoi distruggerti di lavoro come sei solita fare, datti un limite altrimenti diventerà il solito tornado che si abbatte su questa famiglia". Insomma come un mantra mi ripetevo che si trattava di un giorno di festa e come tale andava affrontato.
Anche i pelosi hanno avvertito che qualcosa di malefico si stava abbattendo su di loro. Solitamente la mattina appena scendo mi accolgono con feste, mugolii, vocalizzi fino a quando non apro la porta per farli uscire in giardino.

Quella mattina... nulla! Dormivano... ma solo più tardi mi sono resa conto della loro finzione, allo stesso modo di quando al liceo i professori entrando in classe comunicavano l'intenzione di interrogare e alla successiva richiesta di disponibilità di volontari, la maggior parte di noi si intratteneva istantaneamente a cercare qualcosa di importante e misterioso dentro lo zaino, nell'astuccio, sotto il banco, per terra... convinti comunque che il prof avrebbe capito l'importanza di quella ricerca disperata e ci avrebbe esonerato dalla ghigliottina dell'interrogazione (cosa che ovviamente non accadeva!). Ecco, quella mattina i nostri pelosi erano così e io c'ero quasi cascata! Ho pensato che fossero troppo stanchi, ancora assonnati e forse non era il caso di sottoporli allo stress della toelettatura. Nemmeno questo, però, mi ha fermata!
Ho promesso loro che non sarebbe stata una toeletta completa tipo con pulizia denti, orecchie, taglio unghie e pelo tra i polpastrelli ma solo un semplice e piccolo bagno pieno di buoni profumi e balsami.
Il primo martire della giornata è stato ovviamente Ozzy, il mio patatone, che si è dimostrato paziente e disciplinato. Si è lasciato pettinare il folto pelo, vittima della muta stagionale, prima di essere messo in vasca per il bagno, poi, finito il lavaggio, ha subito pazientemente la prima asciugatura, compito esclusivo di Giangi che con i panni in microfibra toglie la maggior parte dell’acqua dal pelo facilitando moltissimo quella a phon, la seconda asciugatura fatta con teli spugna e vigorosi strofinamenti che facciamo sembrare un misto coccole e gioco e poi, per ultima, la
vera tragedia! Il soffiatore!!! E qui la domanda mi viene spontanea: sono strumenti professionali per toelettatura, quindi studiati appositamente per gli animali. Ma perché non farli un po’ più silenziosi?!?!?!? Il getto d’aria molto intenso per asciugare velocemente già li spaventa moltissimo ma il rumore… è terrorizzante! E noi dobbiamo (o vogliamo) sempre essere in due così mentre uno li coccola l’altro intrattiene la dura battaglia con il mostro soffiante. Ecco, Ozzy ha subito tutto questo con molta pazienza e indulgenza nei nostri confronti guardandoci un po’ perplesso con i suoi grandi occhioni come voler dire che si lasciava fare tutto questo solo per amore perché il senso proprio gli sfuggiva. Ed è per questo che ha vinto il premio come miglior “sopportatore” della famiglia pelosa. 
Ora parliamo del peggiore… che dire, vorrei sorvolare perché si tratta di una Pembroke e poi si potrebbe pensare che scrivo “i Cardigan sono bravi perché sono miei mentre i Permboke sono i peggiori perché sono di Giangi”, un po’ come avviene per i figli... Scherzi  a parte nella nostra famiglia non ci sono i miei e i suoi e usiamo questa tecnica di ricatto psicologico, giocosamente, quando i pelosi combinano qualche guaio. Tornando al peggiore del washing day, il titolo è andato a Mawi che ci ha fatto impazzire dal momento in cui l’abbiamo messa in vasca fino al momento in cui è scesa dal tavolo finita l’asciugatura. E noi? Sembravamo usciti direttamente da un programma di centrifuga della lavatrice: completamente bagnati, scompigliati a affaticatissimi!

Ma circondarsi di masse pelose fluttuanti ed emanati delicate fragranze è davvero una gioia. Coccolarli puliti e profumati è terapeutico e infonde una serenità che quasi rintrona… chissà se loro comprendono che tutto quel disagio gli è valso giorni e giorni di coccole supplementari e sopporterebbero di nuovo quello strazio a fronte di tutti i premi in crocchette e coccole ricevute?

Non ne sono certa ma vedendo le loro facce beate dopo la tempesta e mentre si fanno strapazzare di baci mi viene da pensare di sì.

martedì 14 giugno 2016

Ciao India...

Non è facile descrivere una Corgina come India perché lei era tutto e il contrario di tutto.

Fin dalla sua venuta al mondo dove sembrava morta e invece non lo era…
E’ nata nel mese di Novembre, a metà del mese di Novembre, e la sua mamma, Lara, la notte che decise di far nascere lei e i suoi fratellini pensò bene di scegliere in autonomia il luogo e il momento.
Le nostre abitudini familiari ci consentono di controllare più accuratamente i nostri pelosi che per qualche motivo richiedono particolari accorgimenti e questo semplicemente perché Giangi è un nottambulo e non si corica mai prima delle 3 – 4 del mattino, mentre io perdo conoscenza alle 9 di sera ma alle 6 del mattino, con il canto del gallo, sono già sveglia e pronta a l’azione.
Ecco, tutto è accaduto in quelle due ore o poco più in cui entrambi dormivamo.
Quella sera Lara era stata fatta uscire per ultima proprio per non lasciarla poi troppo a lungo in casa prima di uscire nuovamente ma al momento di rientrare non ne aveva proprio voglia. Era visibilmente irrequieta, nervosa, agitata ma sono condizioni normali per una Corgina così vicina al parto. Giangi allora decise di attendere un po’ e lasciarla girare in giardino ancora qualche minuto anche per darle modo di fugare eventuali dubbi su strani rumori che poteva aver sentito ed essersi perciò allarmata. Si sa che di notte i cani sono molto più guardinghi e solleciti ai rumori e alle stranezze di qualsiasi tipo, pertanto poteva essere questo il caso, poteva aver sentito la presenza di qualche animale ed essersi allarmata più del solito proprio per la condizione in cui si trovava.
Forse poi aveva cercato di rientrare ma Giangi non poteva averla sentita perché si era addormentato.

Qualche ora dopo, al mio risveglio, sapevo di doverla controllare prima di ogni altra cosa ma nella sua cuccia non c’era e nella stanza nursery nemmeno. Il giardino era il luogo successivo dove dovevo controllare e dopo averla ripetutamente chiamata senza alcuna risposta ho iniziato a cercarla in quei luoghi che potevano rispondere ai requisiti di “tana”, luogo sicuro dove poter far nascere i suoi piccoli.
Questo è un fatto strano ma comunque rientrante in una logica perfetta; anche le Corgine più ubbidienti (come Lara) quando devono adempiere ai loro doveri di mamme pensano innanzi tutto a proteggere i piccoli e poi, forse, a rispondere alle richieste umane.
La trovai con i suoi piccoli sotto alla siepe di recinzione in un anfratto scavato non so se per l’occasione o altro. Essendo Novembre il clima era freddo e i piccoli, passati velocemente in rassegna, li ho infilati nelle tasche della giacca per poter prendere in braccio Lara e portarli tutti in casa. Nel frattempo svegliai anche Giangi che iniziò a occuparsi dei piccoli mentre io mi occupavo della mamma.
I piccoli erano tutti gelidi e ipotermici il che significava, per dei batuffolini di poche decine di grammi, essere già o vicini alla morte. Infatti, questo sembrava India… sembrava non avercela fatta… era un piccolo pezzo di ghiaccio che venne deposto sopra il calorifero fin tanto che Giangi si occupava di rianimare quelli che erano visibilmente vivi. Li mise sotto l’acqua molto calda e dopo averli riscaldati in quel modo
li aveva strofinati un bel po’ per asciugarli e prolungare il tipico massaggio che riattiva la circolazione. Di India, dopo qualche occhiata che aveva apparentemente confermato la prima impressione, non si era più preoccupato tanto che era stata messa sopra un ripiano in attesa di potercene occupare più tardi. Finito di sistemare e pulire Lara le sono stati messi accanto e tutti al calduccio i suoi piccoli che si erano ripresi perfettamente. Ma nel tragitto dal bagno alla nursery, passando davanti al mobile dove si trovava la cucciolina inerte, Giangi vede, anzi ha l'impressione di vedere un piccolo fremito, un sussulto quasi impercettibile del corpicino lasciato in disparte perché ritenuto privo di vita. In un secondo realizza che la piccola Corgina tricolore, nonostante il tempo trascorso al freddo e quello trascorso in casa apparentemente morta è ancora viva... ecco questo è stato l'ingresso nel mondo di India, con coraggio e determinazione! E in questo modo ha vissuto tutta la sua vita.
Credo sia stato il Corgi più anarchico che abbiamo mai avuto.
Cagnina con buonissimo carattere e molto affettuosa e ubbidiente in apparenza ma in realtà volitiva, testarda e insofferente a ogni imposizione. Non c’è mai stato luogo che abbia potuto contenerla e nemmeno i momenti di maternità hanno modificato questo lato del suo carattere. Accudiva discretamente i suoi piccoli nelle prime 24 ore e poi era già pronta per nuove avventure e non c'è mai stato verso di farle capire il contrario. Per non parlare della scelta dei padri dei suoi piccoli... sempre e solo scelti da lei!!! Impossibile calcolare il momento giusto dell'estro e qualsiasi calcolo facessimo, con lei e solo con lei, non è mai stato azzeccato! In nessuna delle sue gravidanze siamo riusciti a scegliere il compagno ideale. Fortuna ha pensato di accoppiarsi
solo con Corgi e non è andata a cercare un padre altrove e per carità i mariti che lei ha scelto in linea di massima sono stati quelli che le avremmo proposto ma magari non proprio nella sequenza scelta da lei. A parte questo piccolo particolare ha fatto dei figli bellissimi dando il meglio della sua importantissima genealogia.
Ha vissuto la sua esistenza con l'acceleratore al massimo, sembrava avere la necessità di vivere velocemente e intensamente quasi sapesse fin da sempre che la sua vita non sarebbe stata lunghissima.
Sapevamo che la sua audacia e incoscienza prima o poi le avrebbe causato dei problemi, che saltare staccionate, balconi e recinzioni le sarebbe costato ben più di due ernie delle quali abbiamo dovuto operarla nel corso degli anni. In realtà è bastato molto meno, semplicemente una corsa fatta a freddo, la mattina, appena uscita in giardino. Una corsa che l'ha paralizzata completamente partendo dalle zampe posteriori, passando per vescica e sfintere per arrivare nel corso di 24 ore a paralizzare anche le zampe anteriori. Inutili gli accertamenti con più di un veterinario, la diagnosi è stata unanime e senza possibilità di ulteriori tentativi se non la triste e dolorosa decisione di metterla a nanna per sempre.
Inutile soffermarsi sulle dolorose scelte che ci vedono attori nella vita dei pelosi che amiamo.
Ci siamo sforzati di sembrare sereni perché fino al momento in cui non ha chiuso gli occhi ha continuato a guardarci per capire cosa stava accadendo e se è vero che gli ormoni che produciamo a seconda degli stati d'animo hanno un odore facilmente riconoscibile dai cani, lei ha percepito perfettamente la paura e il dolore che avevamo nel cuore al di là del sorriso e le parole dolci che stavamo profondendo.


Questa è la storia di India, una Corgina che pensavamo sarebbe diventata un bellissimo Corgioletto (Corgi angioletto) se non fosse stato che il destino aveva già tessuto per lei una trama diversa e che con il giusto ordito avrebbe dato vita a una delle Corgine più impavide che abbiamo mai conosciuto perché fin dal primo istante di vita, dietro ai suoi scurissimi e dolcissimi occhioni si nascondeva un temperamento da amazzone... ecco questa è stata India... una guerriera!

giovedì 5 maggio 2016

Arrivi e Partenze...

Avere così tanti cuccioli contemporaneamente, in tanti anni, non era mai accaduto…
D’altra parte non ci era mai accaduto nemmeno di adottare nove cuccioli orfani e invece…
Tutto è iniziato quando abbiamo programmato le cucciolate di quest’anno e abbiamo deciso che Paki avrebbe dovuto fare i bimbi con Kal perché sapevamo sarebbero stati bellissimi e Iggy si sarebbe sposata di nuovo con Ozzy, vista la bellissima esperienza e l’ottimo risultato qualitativo della loro prima cucciolata. Speravamo che in qualche modo le date dei due parti non coincidessero, anche se dopo qualche rapido calcolo avevamo capito che sarebbero state molto vicine e probabilmente sovrapposte. Abbiamo comunque pensato che potesse andare bene poiché, a prescindere dal punto di vista dal quale si guardava la faccenda, il risultato non sarebbe cambiato poi di molto. Avere nello stesso periodo due cucciolate di età differenti può essere per certi versi meno impegnativo. Questo perché, nel momento in cui la prima richiede impegno maggiore poiché è già iniziato lo svezzamento, l’altra è ancora completamente seguita e accudita dalla mamma. Diversamente, avere entrambe le cucciolate della stessa età comporta una mole di lavoro maggiore ma per un periodo minore. Alla fine l’impegno è lo stesso: variano solo durata e intensità in maniera inversamente proporzionale.
In ogni modo i nostri piccoli, i bellissimi bimbi di Paki e di Iggy, sono nati come da previsione e “come volevasi dimostrare” a un giorno di distanza gli uni dagli altri in un trambusto generale: i piccoli adottati erano arrivati solo da qualche giorno e Giangi era totalmente assorbito da loro, ma nonostante tutto questo una nuova nascita riesce sempre a sorprenderci e stupirci. La trepidazione con cui si segue la gravidanza di una futura mamma ha qualcosa di magico e di speciale... perché prodromo di un evento speciale.
La nascita dei piccoli poi è gioia pura, con quell’alternarsi di aspettativa e conferma gioiosa ad ogni nuovo nato. Credo sia proprio questa la bellezza dell’attesa della nascita dei cuccioli… non sapere cosa la natura ti riservi fino all’attimo in cui non lo vedi.
I Pakini e gli Iggyni (definiamo una cucciolata con un vezzeggiativo diminutivo del nome della mamma) sono stati per me cuccioli speciali, anche se in verità non ricordo di aver avuto piccoli che non lo siano stati. Forse perché li ho seguiti quasi completamente da sola fintanto che i cuccioli rimasti senza mamma non hanno raggiunto i 25 giorni di vita e restituito finalmente mio marito al resto del mondo. Solitamente ci alterniamo e abbiamo compiti diversi nell’accudimento dei piccoli, ma questa volta è stato diverso e così mi sono ritrovata a seguire pakini e iggyni praticamente in solitaria. La cosa non mi è dispiaciuta affatto e mi riempie d’orgoglio quando al suono della mia voce i piccoli si attivano immediatamente correndomi incontro, oppure quando sono nella loro stanza e udendomi passare vicino piagnucolano per chiamarmi. I primi giorni sono stati pura propedeutica; a quell'età i cuccioli ancora non ti
conoscono: si lasciano toccare, prendere, maneggiare ma non interagiscono poiché la mamma è l’unico e insostituibile punto di riferimento. Poi, un po' alla volta, giorno dopo giorno ti accorgi che qualcosa cambia: mutano atteggiamento, iniziano a fidarsi, finalmente ti riconoscono e ognuno di loro inizia un singolare e personale rapporto con te, a seconda delle proprie sfaccettature caratteriali. Questa cosa mi piace tantissimo perché proprio in quel momento i cuccioli si rivelano nel loro essere, con il carattere donatogli da un patrimonio genetico definito, sul quale nulla è possibile e che nessuna interferenza potrà sostanzialmente modificare. Così come le simpatie e le antipatie, cuccioli con i quali senti di avere un rapporto speciale e altri meno. Insomma, la definizione delle loro straordinarie personalità, questo è ciò che io ricordo di loro: i loro tratti distintivi…
Non posso scordare Sky che era sempre l’ultimo della fila e se in apparenza poteva sembrare che questo accadesse per timidezza alla fine si scopriva che era solo per potersi fermare a giocare con i “grandi” e fatalità sempre e solo con il suo papà, Ozzy. Oppure Aldo, che pur essendo il più grosso tra i fratelli ha dimostrato un temperamento da “mammolone”, affettuoso e sbaciucchione, tanto da abbandonarsi tra le mie braccia come una bambola di pezza. Cola, la bimba più grande, così ubbidiente che fin da piccolissima, tra lo scatenamento generale dei fratelli, si sedeva a guardarmi in attesa di un mio gesto. Insomma potrei continuare un bel po’ a raccontare i miei piccoli ed è proprio a questo che penso, con nostalgia, in questi giorni in cui hanno iniziato le loro nuove vite nelle nuove famiglie.
Ed è con questa bellezza negli occhi che li ho lasciati andare… Sono andati con gioia, pensando a quanto amore doneranno e riceveranno, ma hanno lasciato anche un velo di tristezza perché mi sono staccata da loro con la consapevolezza che il nostro tempo è finito e ora per entrambi sarà un tempo diverso.